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Il grande Gatsby

Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald

Milano, Mondadori, 272 pp.

GatsbyLibro

Bisogna sempre giocare onestamente quando si hanno le carte vincenti. (Oscar Wilde)

Questa settimana vi propongo un classico della narrativa americana dello scrittore F. Scott Fitzgerald da il regista Baz Luhrmann ha tratto un film con Leonardo Di Caprio, uno dei più attesi dell’attuale stagione cinematografica, in uscita nelle sale italiane il prossimo 16 maggio.

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Siamo a New York, nel 1922: qui si trasferisce Nick Carraway, giovane aspirante scrittore originario del Midwest, nato in una ricca famiglia – “Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente: quando ti vien voglia di criticare qualcuno, mi disse, ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai tu. […] Mi laureai a New Haven nel 1915, esattamente un quarto di secolo dopo mio padre, e poco dopo partecipai a quella migrazione teutonica procrastinata, nota come la Grande Guerra. Apprezzai la controffensiva così profondamente da ritornare irrequieto. Invece di sembrarmi il caldo centro del mondo, il Middle West ormai mi parve l’estremità slabbrata dell’universo; così decisi di andare nell’Est a imparare il lavoro di borsa”-. Nick viene presto assorbito dalla frenesia urbana della New York di inizio secolo, dalle luci onnipresenti e dai rumori metropolitani tra una Street l’altra, fonte inesauribile di euforia e adrenalina (parlo per esperienza personale, questa è stata la mia reazione quando uscendo dalla metro a notte inoltrata mi sono trovata sotto l’Empire State Building).

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Suggestivo il ritratto che della Grande Mela traccia Scott Fitzgerald –“E di nuovo alle otto, quando le distese buie tra la 40a e la 50a Strada erano affollate di tassì su cinque file, diretti ansanti alla zona dei teatri, mi sentivo stringere il cuore. Figure si stringevano nei tassì durante le soste, voci cantavano, arrivavano le risate che seguivano battute non udite, e sigarette accese creavano nell’interno delle vetture circoli indecifrabili. Immaginando di essere anch’io diretto verso l’allegria e partecipando al loro entusiasmo interiore, auguravo felicità a tutti. […] La città, vista da Queensborough Bridge, è sempre una città che si vede per la prima volta, nella sua prima folle promessa di tutto il mistero e di tutta la bellezza del mondo”-.  Nick si stabilisce a West Egg, quartiere residenziale ed elitario di Long Island, isola a est della città, in una casa vicina a quella del misterioso Jay Gatsby,  – “Nelle notti estive giungeva la musica dalla casa del mio vicino. Nei suoi giardini azzurri uomini e donne andavano e venivano come falene tra bisbigli e champagne e stelle. Durante l’alta marea del pomeriggio, guardavo i suoi ospiti tuffarsi dal trampolino o prendere il sole sulla sabbia calda della spiaggia privata, mentre i suoi due motoscafi fendevano le acque dello stretto, rimorchiando acquaplani tra cascate di spuma. Nei giorni dei week-end la sua Rolls – Royce diventava un autobus e dalle nove del mattino a notte avanzata trasportava compagnie intere dalla città e ritorno mentre il suo furgoncino scorrazzava come un vivace insetto giallo per trovarsi all’arrivo di tutti i treni”-.

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A casa di Gatsby tra una festa e una sbronza e l’altra, Nick entra a poco a poco a far parte dello show-biz newyorkese – “La prima sera che andai nella casa di Gatsby ero probabilmente uno dei pochi ospiti probabilmente invitati. Le persone non erano invitate: andavano. Salivano su macchine che le trasportavano a Long Island e qui, chissà come, finivano alla porta di Gatsby. Arrivati lì, si facevano presentare da qualcuno che conosceva Gatsby, dopodiché si comportavano secondo il galateo appropriato ad un parco di divertimenti. A volte arrivavano e partivano senza neanche aver conosciuto Gatsby, venivano alla festa con una ingenuità che costituiva da sola il biglietto d’ingresso”-, un mondo in cui però non riesce a inserirsi pienamente –“C’era la stessa gente, o almeno lo stesso genere di gente, la stessa profusione di champagne, la stessa confusione multicolore e multitonale, ma sentivo nell’aria una spiacevolezza, un’asprezza permeante che non vi era mai stata. […] Soltanto due settimane prima quella stessa gente mi era riuscita molto simpatica. Ma ciò che allora mi aveva divertito si stava ora rivelando per lo meno spiacevole”-. L’identità di Gatsby è circondata da un alone di mistero: di lui sappiamo che ha lottato duramente, con mezzi leciti e illeciti,  per arricchirsi e conquistare un posto di prestigio nella buona società, ma lo ha fatto solo per amore, per riconquistare una donna, Daisy, che tempo prima lo aveva respinto a causa della sua povertà, preferendogli il ricco Buchanan. Tra i temi del romanzo, proprio la rivalità tra Gatsby e Buchanan e il rapporto di Gatsby con le donne, in particolare con Daisy –“ Perfino in quel pomeriggio dovevano esserci stati momenti in cui Daisy non era riuscita a stare all’altezza del sogno, non per sua colpa, ma a causa della rivalità colossale dell’illusione di lui che andava al di là di Daisy, di qualunque cosa. Gatsby vi si era gettato con passione creatrice, continuando ad accrescerla, ornandola di ogni piuma vivace che il vento gli sospingesse a portata di mano. Non c’è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore”-. Nick segue da vicino la sfida tra i due uomini, osservando la partita dal suo sguardo puro e onesto –“Ciascuno si sospetta dotato di almeno una delle virtù cardinali, ed ecco la mia: sono una delle poche persone oneste che io abbia mai conosciute”-  continuando a nutrire il suo Sogno Americano, illuminato da una luce verde che indica la strada verso un futuro da edificare all’ombra del passato –“ Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia… e una bella mattina… Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”-. Consigliato a chi crede nel valore dell’onestà, soprattutto nei sentimenti.

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3 pensieri su “Il grande Gatsby

  1. Non ho voluto leggere la recensione dato che quando guardo un film, ci vado senza sapere nulla! Infatti mi sa che mi guarderò prima il movie con Leo e poi probabilmente leggerò il libro…appena concluderò la visione del film, mi dirigerò a leggere la tua recensione, oltre al fatto che la commenterò pure!!!! :P

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